Siracusa- Con i Lions della zona 1 Siracusa si è affrontato il tema di studio sugli Hikikomori presso il salone dell’Hotel Alfeo di Siracusa. Il 28 ottobre si sono riuniti i quattro Club Lions della Zona 1 per discutere su uno dei problemi sociali più emergenti: il fenomeno degli “ isolati volontari “, con l’obiettivo di individuare strategie concrete di prevenzione, sensibilizzazione e servizio a favore della comunità. L’iniziativa si colloca nel Tema di Studio Nazionale Lions 2026/2027, “Direzione futuro: gli Hikikomori”, dedicato alla dimensione digitale e alle problematiche di dipendenza e isolamento che ne possono derivare. Il tema è stato proposto dal Lions Sicilia grazie all’iniziativa del socio presentatore Giuseppe Daidone, del Lions Club Siracusa Eurialo. All’incontro hanno partecipato numerosi officers, soci e amici, tra cui il Presidente della Zona 1, Roberto Arioti; il Presidente del Lions Club Siracusa Host, Giuseppe Reale; la Presidente del Lions Club Siracusa Archimede, Irene Gionfriddo; la Presidente del Lions Club Siracusa Eurialo, Silvia Leone; e il Presidente del Lions Club Siracusa Aretusa, Concetta Ossino. Erano presenti inoltre il Referente Distrettuale Alfonso Nicita, la dottoressa Valeria Rubino, medico psichiatra e psicoterapeuta, e Giuseppe Daidone, Promotore Lions del Tema Hikikomori. L’incontro della scorsa sera si inserisce nell’anno sociale 2026/2027 del Distretto Lions 108 Yb Sicilia, guidato dal Governatore Giuseppe Walter Buscema, che attribuisce particolare attenzione al tema degli Hikikomori, inserito tra le priorità distrettuali dei service e dei temi di studio dedicati alle nuove generazioni. La scelta conferma l’impegno del Distretto a rispondere ai cambiamenti della società e a tutelare il futuro dei giovani, anche attraverso la collaborazione tra Club, famiglie, scuola, istituzioni e territorio. Ha aperto i lavori la Presidente dell’Eurialo, Silvia Leone, sottolineando che il compito dei Lions non è soltanto intervenire dopo, ma anche sensibilizzare e prevenire: “Perché nessuno debba sentirsi solo e nessuna famiglia sia lasciata sola”. Ha introdotto quindi i lavori Alfonso Nicita, che ha invitato ciascun Club a nominare tempestivamente un proprio referente, chiamato a contribuire alla progettazione e alla realizzazione delle iniziative di sensibilizzazione, prevenzione e servizio previste per l’anno sociale.La dottoressa Valeria Rubino ha illustrato gli aspetti clinici del fenomeno: l’Hikikomori è una condizione di ritiro sociale protratto, che può portare adolescenti e giovani adulti a interrompere relazioni, scuola o lavoro e a trascorrere gran parte del tempo in casa, spesso isolati nella propria stanza. Non esiste una causa unica e l’approccio terapeutico risulta complesso; per questo la prevenzione è lo strumento più efficace, anche attraverso il sostegno informativo alle famiglie. Giuseppe Daidone, ha indicato la direzione pratica dell’azione Lions: “I Lions devono assumere una posizione di mediazione tra le esigenze del territorio e le istituzioni, chiedendo interventi che non mirino a reprimere ma a sostenere le famiglie, spesso sole e impreparate ad affrontare un problema di cui non conoscono i meccanismi”. Secondo il promotore, la risposta non può essere solo tecnologica, educativa o sanitaria, né delegata esclusivamente ad agenzie esterne: deve nascere dal dialogo familiare e dalla collaborazione tra famiglia, scuola, istituzioni e comunità, con occasioni concrete di incontro come sport accessibile, laboratori creativi, spazi di aggregazione e attività culturali. Hanno seguito interventi e osservazioni dal pubblico. Ha chiuso i lavori Roberto Arioti: “C’è un diffuso benessere materiale, cui troppo spesso si associa un malessere emotivo generato dalla carenza educativa e affettiva. Ciò genera rabbia e delusione nei giovani, che rispondono o con l’aggressività del branco o con l’isolamento. La pressione sociale e digitale richiede performance sempre più elevate e genera senso di inadeguatezza. Noi Lions abbiamo il dovere etico e istituzionale di tendere loro la mano, operando per progetti di prevenzione e laboratori di inclusione, dimostrando che la società non è un tribunale da cui difendersi, ma una comunità pronta ad accoglierli”.
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